lunedì 4 aprile 2011

La più occidentale del divano

Signorina, torni nell'ufficio da dove è venuta, si sono sbagliati a dirle che doveva rivolgersi a noi per l'assicurazione sanitaria. Signorina, non capisco perché le abbiano detto di tornare qui, sono loro ad occuparsene ma in cooperazione con un'azienda privata che gestisce le cose a modo suo; ciò significa che noi non siamo responsabili degli orari di ufficio che intendono osservare, bla bla bla bla. Quasi più gustoso del ritardo dei mezzi di ieri, entrambi gli episodi rigorosamente made in Germany, oh sì. Io fretta non ne ho, posso fare tutti i giri che volete visto che il mio grado di tolleranza e pazienza aumenta in maniera esponenziale quando non sono a casa. Bisognerebbe mandarmi a svernare da qualche parte quando raggiungo picchi di acidità troppo alti.
Insomma oggi giornata burocratica, di quelle che ogni tanto toccano a tutti. Mentre mi avvio verso l'ufficio due ragazze mi chiedono se so dov'è la strada, anche loro cercano Bruemmerstrasse 52. Dico che anch'io sto andando lì, camminiamo insieme e mi chiedono da dove vengo. "Oh... noi siamo rumene, ma non ti preoccupare, non ti rubiamo niente...". Non so che dire. Cioè è come se andassi da qualcuno a presentarmi scusandomi del fatto che in Italia c'è la mafia; grande senso di responsabilità per il proprio paese o solo profonda vergogna? Me lo chiedo spesso anch'io, come devo comportarmi. In fondo le relazioni internazionali non sono solo roba da ambasciata.
Quando esco di casa stamattina l'estate del '69 di ieri è già finita, arietta pungente e pioggerella leggera ma molesta. Prendo in considerazione l'idea di fare quell'itinerario ebraico che mi suggeriva quella guida nella Casa della Cultura. Poi invece all'ufficio Erasmus sbrigo le pratiche con un ragazzo turco, che si trova a fare anche lui il giochetto del rimbalzo dei burocrati - vada lì, poi torni qui, ma no questo non è di nostra competenza, torni lì - e dopo neanche un'ora diventiamo coinquilini. Un'altra vittima di agguerritissime femministe tedesche dello Studentendorf dove abitiamo: non vogliono uomini a casa e li cacciano gentilmente quando ormai si sono insediati, piuttosto che dichiarare all'inizio la loro preferenza. Dopo ancora un'ora a casa c'è un chiacchiericcio divertito e in cucina una specie di riunione di famiglia; io me li guardo tutti, la ragazza rumena, il turco e il polacco, e dico: "Ok, oggi andiamo a Neukoelln". 
Neukoelln è il quartiere turco di Berlino e io ho bisogno di un po' di colore e di qualche capello più scuro del castano chiaro. Faccio un rapido calcolo geografico e noto di essere la più occidentale di questa nuova combriccola di coinquilini; penso poi che introdurre Ozgur facendolo parlare un po' di sé in un posto in cui si senta a casa possa fungere da stimolo per gli altri coinquilini. Risultato? Alla fine del pomeriggio si parlava di organizzare una serata internazionale in cui cucinare i rispettivi piatti tipici. In più, abbiamo mangiato tutti insieme, stasera, come si fa a casa. Contemporaneamente e senza tv accesa. Non male.
In quanto al nostro pomeriggio vagabondo sulla Karl Marx Strasse di Neukoelln, per un attimo ci siamo dimenticati di essere a Berlino. Il sole è tornato a splendere, si sente parlare turco, dalle vetrine occhieggiano oud e dalle cucine l'odore dei kebab sembra quasi fare le fusa. Cerchiamo un mercatino, ma poi una signora con cui Ozgur parla in turco gli ricorda che il famoso bazar si trova a Kreuzberg, due volte a settimana, il martedì  e il venerdì. La nostra voglia di contrattare viene accontentata subito quando entriamo in un negozio di telefonia. Devo comprare una scheda tedesca per avere contatti più economici con gli autoctoni berlinesi; il tizio vorrebbe vendermi il mondo intero, arriva addirittura a proporre un scheda turca. Che ne so, magari gli sembro turca anch'io.
Insomma, sono la più occidentale, c'è un divano nella cucina in cui mangiamo e ho pensato a quello orientale-occidentale di Goethe. Il sedici arriverà l'ultimo coinquilino e sono curiosa di sapere da che parte del divano starà.

Daß du nicht enden kannst, das macht dich groß,
Und daß du nie beginnst, das ist dein Los.
(Unbegrenzt, West-oestlicher Diwan - J. W. Goethe)

(Il fatto che tu non riesca a smettere ti rende grande, il fatto che non riesca mai a iniziare, quello è il tuo destino).

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